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Libro: Non abitiamo più qui - DUBUS ANDRE - MATTIOLI 1885 2009 |
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Non abitiamo più qui
Autore: Andre Dubus
Traduzione a cura di Nicola Manuppelli e Gian Fulvio Nori
ISBN: 978-88-6261-085-8 - Anno: 2009 - Pagine: 280
Prezzo: Euro 18,00 i.i.
Formato: cm 14 x 21
Volume brossurato con risguardi ed angoli arrotondati
Collana: Experience |
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Il libro da cui è stato tratto il film “I giochi dei grandi”, vincitore del Sundance Festival.
Tre racconti, quattro punti di vista.
Un’unica storia di amori traditi e passioni imperfette.
Opera
Hank e Jack sono amici dai tempi della scuola e tutti i pomeriggi si trovano a correre insieme dopo il lavoro. Hank non ha mai creduto nella monogamia e vive a modo suo il matrimonio con Edith; Jack ha sposato Terry, la ragazza più carina che avesse mai visto, ma ora crede di non amarla più. Anche per Edith e Terry il matrimonio non si è rivelato all’altezza delle aspettative. Per tutti il tradimento sembra la via di fuga più facile, ma quella che inizia come un’eccitante evasione trascina con sé un intricato groviglio di dubbi, ripicche e gelosia. Con la precisione di un chirurgo, Dubus affronta la complessità del matrimonio scegliendo di ripercorrere, in diversi momenti, la vita di due giovani coppie indissolubilmente legate.
Autore
Andre Dubus (1936-1999) è universalmente riconosciuto come uno dei migliori narratori americani del Ventesimo secolo. Maestro nell’arte della short story o romanzo breve, Dubus è stato anche saggista, biografo e sceneggiatore, aggiudicandosi svariati premi letterari. Da questa raccolta è stato tratto il film di John Curran I giochi dei grandi, con Mark Ruffalo, Naomi Watts, Peter Krause e Laura Dern, vincitore del Sundance Festival.
| “In america, oggi, non esiste miglior scrittore di romanzi brevi.” |
| The Village Voice |
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“Di una forza cupa e autentica.”
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| Vanity Fair |
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| “Leggendo dubus s’impara qualcosa sul nostro cuore.” |
| The Atlantic Monthly |
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| “Una scrittura che affonda dritta nel cuore per poi tornare subito alla vita di tutti i giorni; e non riusciamo a credere ai nostri occhi, perché quelli tra le pagine siamo noi.” |
| The Boston Globe |
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| “Una descrizione lucida e disincantata.” |
| The New York Times Book Review |
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| Era dai tempi di Flannery O'Connor che non si esplorava in modo così convincente il conflitto tra violenza e redenzione, rabbia e tenerezza.” |
| Boston Herald |
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